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Paradise Lost, Via Principe Umberto 33



Via Principe Umberto 33 fu' la casa dove nacqui'. Più in la' nel percorso della mia vita, mia mamma mi confido', "Sei stato la prima cosa bella della mia vita!" Mi ricordo come se fosse ieri, che il portone antico di casa aveva una finestra senza vetro e, aprendola, si poteva raggiungere il serraglio, farlo scorrere, ed entrare. Se voleva, qualsiasi paesano poteva entrare e uscire a qualsiasi orario di giorno o di notte. Comunque, nessuno lo fece mai senza bussare.


Entrai nella vita con un amore immensurabile. Pero', quasi, quasi non avrei cominciato il mio percorso. Ad un'eta' piu' matura, mia mamma mi disse, 'Sei stato fortunato!. Quando avevi sei mesi, stavi per morire. Quando t'ha visto il dottor Pollicino, indovino subito di cosa si trattava e con le medicine giuste ti sei salvato! "


Guarda, guarda! Quasi, quasi passavo da essere 'una prima cosa bella' a diventare ' la cosa più brutta che si possa immaginare. Secondo mia madre si trattava di una malattia parassitaria di cui molti bambini morivano in quei tempi dopo la seconda guerra mondiale. E' veramente una fortuna che sono vivo!


Via Principe Umberto 33 guardava verso ovest e, a una cinquanta metri più in là, avrei avuto la possibilità di ammirare il Mar Mediterraneo al Nord del paese. Invece dell'immagine delle Isole Eolie nella mia mente, davanti a me riscontravo una piccola pianura affolata di verde che pian piano s'inoltrava e si abbassava verso una valle nascosta. Oltre la valle, la silhouette delle denudate colline Castanesi nascondevano i promontori che raggiungevano lo Stretto di Messina. Mi domandavo spesso che tipo di vita la gente faceva oltre quelle colline e sognavo che un giorno avrei lasciato il mio paese per cercare nuove avventure.


Sulla strada Via Principe Umberto c'era sempre un viandante di paesani e quando passavano di casa mia, anche se non vedevano mia mamma (immaginando che fosse in casa), gridavano, "Buongiorno Signora Grazia!" 'Buona sera Graziuccia!" Sempre cordiali saluti come segno di rispetto per mia madre che era cresciuta in quella via senza genitori fin dalla tenera età di sei anni.


Via Principe Umberto era anche una strada dove non passavano le macchine. Di automobili nel paese ce n'erano una o due appartenenti ai benestanti e proprietari di terre da cui ricavavano olio e vino per guadagni oltre il limite della poverta'. Ogni mattina, quando andavo a scuola, invece di scendere le scale, mi buttavo giù dall'ultimo scalino per sbucare, col portone sempre aperto, a tutta corsa in mezzo alla strada. Se non fosse stato per la prontezza del guidatore, una mattina sarei rimasto sotto le ruote di un'automobile.


Nel pomeriggio Via Principe Umberto, per la sua direzione sud a nord era sempre all'ombra, e con i vicini di casa, doposcuola, davo sempre calci a qualche cosa: una pietra, un pezzo di carta arrotolata, o un tappo di Coca Cola, dato che non trovavamo qualche pallone di plastica.

Invece quando ero solo e vedevo qualche compagna di scuola spuntare in lontananza,, salivo sul muretto stretto che divideva la strada dalla piccola pianura e mi bilanciavo con un un piede o due lungo la sua distanza per far veder che facevo qualcosa di speciale e sentirmi un eroe.


Per me, Via Principe Umberto era un paradiso. Dopotutto, come uno si immagina il paradiso? Gente tranquilla seduta all'ombra a chiacchierare con gli amici e a guardare i bambini giocare al pallone senza farsi male. Giorno dopo giorno senza fine. Non e' cosi' il paradiso?




Via Principe Umberto 33


Via Principe Umberto 33 was the house where I was born. Later in my life, my mom confided, "You were the first good thing in my life!" I remember as if it were yesterday that the old house door had a window without glass, and by opening it, one could reach the menagerie, slide it, and enter. If he wanted, any villager could come and go at any time of day or night. However, no one ever did it without knocking.


I entered life with an immeasurable love. But, I almost wouldn't have started my journey. At a more mature age, my mom told me, 'You were lucky! When you were six months old, you were about to die. When Dr. Tom Thumb saw you, I immediately guessed what it was, and with the right medicines, you saved yourself!"


Look look! I almost went from being an excellent first thing' to becoming 'the ugliest thing imaginable. According to my mother, it was a parasitic disease from which many children died in those times after the Second World War. Fortunately, I'm alive!


Via Principe Umberto 33 looked westward, and fifty meters further on, I would have had the opportunity to admire the Mediterranean Sea to the north of the town. But, instead of the image of the Aeolian Islands in my mind, in front of me, I found a small verdant plain that gradually advanced and lowered towards a hidden valley. Beyond the valley, the silhouette of the bare Castanesi hills hid the promontories that reached the Strait of Messina. I often wondered what kind of life people had beyond those hills and dreamed I would one day leave my country to seek new adventures.


On the street Via Principe Umberto, there was always a wanderer of villagers, and when they passed my house, even if they didn't see my mother (assuming she was at home), they shouted, "Good morning Mrs. Grazia!" 'Good evening, Grace!" Always cordial greetings as a mark of respect for my mother, who had grown up on that parentless street from the tender age of six.


Via Principe Umberto was also a road where cars did not pass. Of vehicles in the country, one or two belonged to the wealthy and landowners from which they obtained oil and wine for earnings beyond the poverty line. Every morning, when I went to school, I threw myself down the last step instead of going down the stairs to emerge with the door open at full speed in the middle of the street. If it hadn't been for the promptness of the driver, I would have been under the wheels of a car one morning.


In the afternoon, Via Principe Umberto, running south to north, was always in the shade, and with the neighbors, after school, I always kicked something: a stone, a rolled up piece of paper, or a Coke cap Cola, since we couldn't find any plastic balloons.

Instead, when I was alone and saw some classmates appearing in the distance, I climbed the narrow wall that divided the road from the small plain and balanced myself with a foot or two along its reach to show that I was doing something unique and feeling like a hero.


For me, Via Principe Umberto was a paradise. After all, how does one imagine heaven?

Quiet people sitting in the shade chatting with friends and watching the children play football without getting hurt. Day after day without end. Isn't that what heaven is like?


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